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2020-02-10T05:44:16+00:00

Alcune citazioni tratte da scritti e conferenze di Rudolf Steiner in materia di educazione della prima infanzia

Importanza dell’educazione nella prima infanzia

“Con la nascita il corpo fisico dell’uomo viene esposto all’ambiente fisico del mondo esteriore, mentre prima esso era circondato dall’involucro protettivo materno. L’apporto di forze e sostanze, che prima riceveva da questo, ora deve avvenire per opera delle forze e degli elementi del mondo fisico esteriore. Fino all’età di sette anni, quando ha luogo il cambiamento dei denti, il corpo umano deve assolvere su di sé un compito che è essenzialmente differente dai compiti che dovrà affrontare in tutte le altre età della vita. In questo periodo gli organi fisici devono raggiungere una forma ben precisa ed i rapporti strutturali esistenti tra loro devono ricevere determinate direzioni e tendenze. In seguito si verifica la crescita, ma essa in tutto il periodo successivo avviene in base alle forme che fino al periodo suddetto si sono venute determinando. Se queste forme hanno avuto uno sviluppo corretto, cresceranno forme corrette, se invece esse si sono deformate, anche la crescita seguirà in modo deforme. In tutto il periodo che segue non si può recuperare quello che, in quanto educatori, ci siamo lasciati sfuggire durante i primi sette anni. Come, prima della nascita, la natura predispone l’ambiente adatto per il corpo fisico dell’uomo, così, dopo la nascita, tocca all’educatore provvedere l’ambiente fisico più adatto. Solo questo ambiente fisico idoneo influisce sul bambino al punto da plasmare i suoi organi fisici in forme corrette”.

Tratto da: L’educazione del bambino dal punto di vista della scienza dello spirito, 1907, ed. Antroposofica, nel volume: Educazione del bambino e preparazione degli educatori, 1996, O.o. 34 e 308.

“… Quando stiamo vicini ad un bambino per aiutarlo ad imparare a camminare e a orientarsi, perché in lui amiamo profondamente la natura umana e cerchiamo di aiutare con amore ogni manifestazione dell’essere infantile, allora suscitiamo in lui delle forze risanatrici che si esplicheranno ancora quando avrà raggiunto i cinquanta o sessant’anni, proprio in forma di un metabolismo sano … Un bambino guidato con amore nei suoi primi passi verrà educato a divenire un uomo sano. E il fatto di impiegare l’amore quando gli si insegna a camminare è già una buona parte della semplice educazione igienica e fisica di un bambino.”

Tratto da: Vita spirituale del presente e educazione, Ilkley 1923, ed. Antroposofica, 1984 O.o. 307.

Se ci dedichiamo senza pregiudizi all’osservazione, riscontriamo che i veri frutti derivati da quell’attività della vita che compare nel primo giocare del bambino piccolo, maturano soltanto verso i vent’anni. Quello che, nel periodo che va dalla nascita fino al cambiamento dei denti, viene acquisito attraverso il gioco, tutto ciò che viene vissuto allora dal bambino in uno stato sognante, costituisce la forza della spiritualità dell’uomo non ancora nata, non ancora assorbita o riassorbita nel corpo.”

La costituzione individuale che, fino al cambiamento dei denti, è visibile nel fisico, ricompare in qualche modo nel particolare carattere che hanno i giudizi autonomi dell’uomo dopo i vent’anni; il che significa che i tipi umani, dopo questa età, si diversificano, per quanto attiene la capacità di giudizio autonomo, così come i bambini prima del cambiamento dei denti sono diversi nel loro modo di giocare”.

Tratto da: Rinnovamento dell’arte pedagogica mediante la scienza dello spirito, Basilea, 1920, O.o.301

Imitazione ed esempio

“Due sono le parole magiche che indicano in che modo il bambino entra in rapporto con l’ambiente. Esse sono: imitazione ed esempio. Il filosofo greco Aristotele ha definito l’uomo il più imitatore degli animali. Non vi è età della vita alla quale questa definizione si adatti meglio dell’età precedente al cambiamento dei denti. Quello che avviene nell’ambiente fisico il bambino lo imita e, mediante l’imitazione, i suoi organi fisici si plasmano nelle forme che poi permarranno. L’ambiente fisico va considerato nel senso più ampio che si possa pensare. Di esso fa parte non soltanto quello che materialmente accade intorno al bambino, ma anche tutto quello che si svolge intorno a lui, che può venir percepito dai suoi sensi ed influire, dallo spazio esterno, sulle sue forze spirituali, comprese tutte le azioni morali o immorali, sensate o stolte che egli può vedere”.

Tratto da: L’educazione del bambino dal punto di vista della scienza dello spirito, 1907, ed. Antroposofica, nel volume: Educazione del bambino e preparazione degli educatori, 1996, O.o. 34 e 308.

Fino ai sette anni il bambino impara attraverso l’imitazione

Durante i primi sette anni non si può guidare o dirigere il bambino con rimproveri o precetti generici, bensì mediante quello che noi stessi facciamo. Ma, poiché nell’essere umano, così come in natura, esiste l’imponderabile, noi non lo guidiamo o dirigiamo solo attraverso i nostri atti, ma anche con i nostri sentimenti e pensieri. Se una persona, in presenza dei suoi figli, non si permette alcuna idea o sentimento meschini o ordinari, nei bambini si svilupperà qualcosa di buono e di nobile. Se invece di fronte a loro, forse pensando che così è fatto l’uomo e che non ne deriva alcun influsso, ci permettiamo pensieri e sentimenti poco nobili, questi avranno la loro influenza. In questo campo esiste l’imponderabile”.

Tratto da una conf. Del 1921, rivista Menschenschule, 1959, fasc. 11

Se guardiamo bene nella vita del bambino, constatiamo che tutto il linguaggio, cioè l’apprendimento del linguaggio, è basato sull’imitazione di quanto, consciamente o inconsciamente, egli osserva nell’ambiente attraverso i sensi. Tutta la sua vita, fino ai sette anni, è una continua imitazione di quello che accade attorno a lui. E, nell’attimo in cui percepisce qualche cosa, sia un movimento o un suono, in lui sorge l’impulso a rivivere con un gesto interiore ciò che con tutta la sua interiorità ha percepito”.

Tratto da: Le forze di base dell’elemento spirituale animico per l’arte dell’educazione, Oxford 1922, O.o. 305

Chi da bambino, non ha mai avuto intorno a sé persone a cui potersi affidare al punto da poterle imitare accogliendo in sé il loro modo di agire, nella vita non diverrà mai capace di godere della libertà”.

Tratto da una conf. Del 1919, rivista Menschenschule, 1935, fasc. 2

Il bambino reagisce come un organo di senso

“Nel primo periodo della vita e fino al cambiamento dei denti il bambino è, per così dire, tutto organo di senso. Questo concetto va preso alla lettera: interamente organo di senso. Considerate, per esempio, l’occhio o l’orecchio umani. Qual’è la caratteristica di tali organi di senso? L’elemento che li caratterizza è che essi sono altamente ricettivi nei confronti delle impressioni derivanti dal mondo esterno. E, se considerate l’occhio, potete vedere quale processo avvenga realmente in quest’organo. Pensate soltanto, e voglio tralasciare ogni altra considerazione, che, di ogni oggetto esistente, nell’occhio si forma una immagine capovolta. Questo almeno è quanto la fisica corrente insegna. Quello che esiste fuori, nel mondo, nell’occhio esiste in forma di immagine. Ma qui la fisica si ferma. E tuttavia questo non è che l’inizio di ciò che si dovrebbe sapere a proposito dell’occhio; il fatto che al suo interno si formi un’immagine non è che il più esteriore dato fisico. Se la fisica prendesse in considerazione con finezza speculativa quest’immagine, scoprirebbe che la circolazione venosa si svolge a seconda della natura di tale immagine. Tutto il tessuto venoso, attraverso il circolo sanguigno, ne risente e anche l’occhio vi si adatta. Si tratta di processi sottili che la fisica corrente non considera. Ma il bambino, nei primi sette anni, è occhio. Se vogliamo fare un esempio significativo, possiamo dire che quando vicino ad un bambino si verifica una esplosione di collera e qualcuno è molto adirato, il bambino avrà, nel suo intimo, una immagine di tale scoppio d’ira e in lui qualche cosa di affine alla collera passerà anche nel circolo e nel ricambio venoso”.

“Nei primi sette anni le cose stanno così e a questo l’organismo si adatta. Non si tratta naturalmente di processi grossolani, sono anzi processi molto sottili; ma quando un bambino cresce accanto a un padre o ad una educatrice facili alla collera, il suo sistema vascolare si struttura e si orienta sulla collera. E in seguito tutta la sua vita sarà determinata da tale predisposizione radicata”.

Tratto da: L’arte dell’educazione sulla base della comprensione dell’entità umana, Torquay 1924 O.o. 311

“ … Come avviene per i singoli sensi, così deve avvenire per l’uomo intero. Il bambino deve dormire molto perché, essendo con tutto se stesso organo di senso, non può ancora sopportare il mondo esterno con il suo abbaglio e i suoi suoni. Come l’occhio deve chiudersi quando è colpito dalla luce solare che lo abbaglia, così l’organo di senso-bambino deve chiudersi davanti al mondo, deve dormire molto perché poi, quando si trova esposto al mondo, deve osservarlo, dialogando interiormente. Ogni suono del linguaggio nasce da un gesto interiore”.

Tratto da: Le forze di base dell’elemento spirituale animico per l’arte dell’educazione, Oxford 1922, O.o. 305

Il fondamento di una volontà sana

Se applichiamo correttamente durante i primi sette anni i principi pedagogici che abbiamo indicato, gettiamo le basi sulle quali potrà evolvere una sana forza di volontà. Questa volontà infatti deve avere un sostegno nelle forme pienamente sviluppate del corpo fisico”.

Tratto da: L’educazione del bambino dal punto di vista della scienza dello spirito, 1907, ed. Antroposofica, nel volume: Educazione del bambino e preparazione degli educatori, 1996, O.o. 34 e 308.

Vita interiore immaginativa e sognante del bambino

Se vogliamo educare l’uomo alla comprensione dell’elemento spirituale, dovremo, quando è ancora bambino, presentargli il più tardi possibile, il cosiddetto elemento spirituale esteriore nella sua forma intellettuale. Sebbene nella cultura attuale ci sia grande necessità che l’uomo nella vita arrivi al completo risveglio, appunto per questo si deve lasciare il bambino quanto più a lungo possibile in quello stato di esperienza immaginativa e sognante, in quell’elemento cioè immaginativo e non intellettuale, grazie al quale può crescere nella vita. Se infatti lasciamo che il suo organismo si rinforzi vivendo in ciò che non è intellettualità, più tardi crescerà nella maniera più adatta per il tipo di intellettualità necessaria alla cultura attuale”.

Tratto da: Vita spirituale del presente e educazione, Ilkley 1923, ed. Antroposofica, 1984 O.o. 301.

Amore e calore intorno a bambino

Le forze che hanno un influsso formativo sugli organi fisici comprendono anche la gioia di stare nel proprio ambiente. Volti sereni e, soprattutto, un amore sincero e spontaneo. Questo amore, che inonda l’ambiente fisico, cova, nel vero senso della parola, le forme degli organi fisici.

Quando l’imitazione di esempi sani ha modo di esplicarsi in una atmosfera del genere il bambino si trova nel suo elemento. La severità dovrebbe essere rivolta quindi a far sì che intorno a lui nulla avvenga che non possa venire imitato”.

Tratto da: L’educazione del bambino dal punto di vista della scienza dello spirito, 1907, ed. Antroposofica, nel volume: Educazione del bambino e preparazione degli educatori, 1996, O.o. 34 e 308.

Non affaticare la memoria nell’età prescolastica

… Ma dentro l’involucro materno anche gli occhi fisici sono già presenti nell’embrione. Proprio come la luce solare fisica esteriore non deve agire sullo sviluppo di questi occhi protetti, così l’istruzione esteriore non deve influenzare, prima del cambiamento dei denti, la formazione della memoria. Si potrà inoltre osservare come a questa età la memoria si forma liberamente da sola purché le sia dato il nutrimento adatto e non si prema sul suo sviluppo attraverso elementi esterni”.

Tratto da: L’educazione del bambino dal punto di vista della scienza dello spirito, 1907, ed. Antroposofica, nel volume: Educazione del bambino e preparazione degli educatori, 1996, O.o. 34 e 308.

La memoria come risultato dell’imitazione

“La memoria, la capacità cioè di ricordare, è sostanzialmente diversa nel bambino prima del cambiamento dei denti da quello che sarà in seguito. Se si osserva il bambino molto piccolo si vede che in lui la memoria, o capacità di ricordare, è in realtà qualche cosa che potremmo definire un atteggiamento dell’anima legato all’abitudine. Quando, durante il primo periodo della vita e fino al cambiamento dei denti, il bambino ricorda qualche cosa, questo ricordo è una specie di abitudine o di sua abilità, tanto che possiamo dire: come si impara a fare qualche cosa, per esempio a scrivere, così molte altre cose si imparano grazie ad una certa malleabilità degli organi fisici dei quali a poco a poco ci si appropria … ”

“Si può vedere come una persona si trova a muovere le proprie membra in una data maniera che poi diviene abitudine, diviene capacità. E così, nella più sottile organizzazione del bambino, l’atteggiamento dell’anima nei confronti di ciò che viene compiuto per imitazione, diviene capacità. Se per, per imitazione, ha fatto qualche cosa, e domani torna a farlo e dopodomani ancora non lo fa soltanto come attività fisica esteriore, ma compenetrando di quell’atto l’essenza più profonda del suo corpo. Questo diviene memoria. Non memoria come quella che avrà in seguito, dopo che avrà cambiato i denti e l’elemento spirituale animico si sarà articolato, emancipandosi dal corpo. Da tale processo deriva soltanto che un contenuto immaginativo non corporeo, una figura-immagine del vissuto dell’anima sorge nell’uomo”.

Tratto da: La pedagogia antroposofica e le sue premesse, Berna 1924, O.o. 309

Il pensiero, forza di crescita metamorfosata

Se vogliamo veramente considerare le cose senza pregiudizi, possiamo osservare come il bambino, quando supera i sette anni, inizia a formarsi delle rappresentazioni, anche se in un primo tempo esse sono ancora indistinte, mentre prima ciò non accadeva. Vediamo dunque che proprio a questa età inizia per lui la possibilità di formulare dei pensieri, sebbene in forma infantile. E’ come se nell’anima del bambino si facesse avanti qualche cosa che poco prima era celato nell’organismo. Chi ha esercitato l’occhio spirituale per cogliere queste cose si accorge di come la vita interiore del bambino cambia quando inizia a perdere i denti da latte, come se qualche cosa di molto profondo e occulto emergesse alla superficie della sua vita interiore. Ma dove era prima quello che ora appare sotto forma di pensieri e di rappresentazioni nette? Tutto questo era presente come principio di crescita e pervadeva di sé l’intero organismo, vivendo come elemento di anima e di spirito in quel crescere che si è concluso con l’emissione dall’interno dei denti definitivi che hanno spinto in fuori quelli da latte … Vediamo allora come quello che più tardi nel bambino è pensiero, in precedenza è forza organica interiore di crescita, che si metamorfosa ed emerge trasformata in forza dell’anima”.

Tratto da una conferenza inedita tenuta a Utrecht nel 1921

Non diamo al bambino spiegazioni o giustificazioni che daremmo ad un adulto

Diveniamo maturi per dare dei giudizi personali soltanto verso i quattordici, quindici anni. Solo a questa età il ragazzo è giunto ad un livello tale per cui l’insegnante può far leva su di lui appellandosi al giudizio. Ora egli è in grado anche di comprendere per mezzo del pensiero le motivazioni di una data cosa. Prima, invece, dargli delle motivazioni nuoce all’essere umano e ne trattiene lo sviluppo”.

Tratto da: Vita spirituale del presente e educazione, Ilkley 1923, ed. Antroposofica, 1984 O.o. 301.

Predisposizione infantile alla musica e all’euritmia

Nella prima infanzia è di particolare importanza che determinati mezzi educativi, come per esempio il canto, esercitino sui sensi delle belle impressioni ritmiche. Si deve dare meno importanza al significato che al suono, che deve essere gradevole ed avere sull’orecchio un effetto ristoratore. Non vanno sottovalutate le forze costruttive che derivano da movimenti di danza eseguiti ritmicamente a suon di musica”.

… Questo modo di inserirsi artisticamente negli ingranaggi del mondo è ciò che noi, in quanto educatori, dobbiamo far acquisire al bambino. Allora osserveremo che la natura dell’uomo è tale che egli, per così dire, è nato musicista. Se la gente possedesse l’opportuna leggerezza danzerebbe e si muoverebbe insieme ai bambini piccoli. È un fatto che l’uomo viene al mondo con la volontà di mettere la propria corporeità in rapporto ritmico e musicale con il mondo stesso, e questa facoltà musicale interiore è presente al livello più alto nel bambino tra i tre e i quattro anni. I genitori potrebbero fare moltissimo se tenessero conto di questo, se badassero meno a quanto è definito dalla musicalità esteriore e di più a quanto è invece stabilito dal proprio corpo, cioè all’elemento-danza. E proprio in tale età si potrebbero ottenere risultati straordinari compenetrando di euritmia elementare il corpo del bambino. Se i genitori imparassero a coltivare l’euritmia insieme ai figli, in questi sorgerebbe qualcosa di completamente nuovo ed essi supererebbero una certa pesantezza che vive nelle membra. Tutti gli uomini oggi hanno nelle membra tale pesantezza che dovrebbe essere superata. Al momento della seconda dentizione ne deriverebbe la disposizione per la musica in genere. I singoli sensi, l’orecchio intonato, l’occhio sensibile alle forme plastiche, derivano in primo luogo da questo elemento musicale; il senso singolo, quello che viene chiamato orecchio per la musica o occhio per l’elemento plastico e pittorico, è una specificazione dell’uomo musicale intero”.

Tratto da: Arte dell’educazione II – Didattica, Stoccarda 1919, ed. Antroposofica, 1995, O.o. 294.

Il bambino ha per natura un atteggiamento religioso

Se cerchiamo di comprendere quello che avviene mettendoci dalla parte del bambino, vediamo che, con tutto il suo animo e con quanto ha portato con sé dalla vita preterrena e dal mondo animico-spirituale, egli è completamente dedito alla fisicità delle manifestazioni delle persone che lo circondano e che questo rapporto, trasposto nell’elemento naturale esteriore, è un rapporto che non si può non definire religioso … Sul modo di comprendere tale espressione occorre intendersi. Naturalmente oggi quando si parla di condizione religiosa si pensa al sentimento religioso dell’adulto evoluto e cosciente … Quindi sembra di volgere la cosa nel suo contrario quando si definisce il modo con cui il corpo del bambino vive a contatto dell’ambiente un’esperienza religiosa. Ma è veramente un rapporto di natura religiosa, il bambino si dona al suo ambiente … il suo è un rapporto religioso trasferito nell’elemento naturale”.

Tratto da: Metodica dell’insegnamento ed esigenze dell’educazione, Stoccarda 1924, ed. Antroposofica, 1996, O.o. 308

La trasformazione al settimo anno

Durante il periodo in cui avviene il cambiamento dei denti, nella vita del bambino si compie una completa trasformazione. Compare l’impulso ad agire o a pensare in conformità al modo di agire e di pensare della persona che ai suoi occhi costituisce l’autorità e il cui comportamento ritiene giusto. Prima il bambino imitava per fare di se stesso una copia dell’ambiente. Entrando in questa nuova fase non si limita più ad imitare, ma interiorizza con un certo grado di consapevolezza l’essere estraneo nel suo proprio essere. Fino a circa dieci anni tuttavia lo spirito d’imitazione permane accanto all’impulso a seguire l’autorità”.

Tratto da: La scuola Waldorf e il suo spirito, Stoccarda 1919, O.o. 297

Imitazione e fratellanza

Se l’uomo vuole veramente acquisire una reale visione delle esigenze e delle facoltà degli altri, se cioè deve socializzare, deve aver coltivato in se stesso, attraverso il principio di imitazione e quello di autorità, anche quella facoltà di amare che gli consente di realizzare nella vita la vera fraternità. Infatti il socialismo, senza uomini portati alla fraternità, è come ferro fatto di legno”.

Tratto da una conf. Del 1919, riv. Menschenschule, 1935, fasc. 9

Gratitudine – amore – dovere

La gratitudine è la virtù fondamentale del bambino dalla nascita fino alla seconda dentizione. Se egli ha modo di confrontarsi con chiunque del mondo esterno sia in rapporto con lui, vedendo accogliere con gratitudine quanto il mondo elargisce, se in tutto quello che percepisce e desidera imitare vede atteggiamenti in cui domina la gratitudine, molto si è fatto per costruire il giusto freno morale nell’uomo. La gratitudine fa parte dei primi sette anni di vita. Se durante questo primo periodo avremo coltivato nel fanciullo la gratitudine, sarà poi facile sviluppare in lui la qualità che deve dominare ogni azione tra il settimo e il quattordicesimo anno, vale a dire l’amore. Questa è la virtù del secondo periodo della vita. E dopo la maturità sessuale, dalle esperienze vissute nell’amore fra la seconda dentizione e la pubertà, si sviluppa l’impulso più intimo dell’uomo, il dovere. Diviene allora regola di vita quello che Goethe esprime così bene chiedendosi: ‘Che cos’è il dovere? amare quello che noi stessi ci imponiamo’. A questo dobbiamo venir condotti. Ma ci si arriva soltanto se esiste la successione: gratitudine – amore – dovere”.

Tratto da: Importanza della conoscenza dell’uomo per la pedagogia e della pedagogia per la cultura, Arnheim 1924, ed. Antroposofica, 1962, O.o. 310

Scoperta della natura dell’uomo, fondamento della pedagogia

Quello che sta alla base della nostra pedagogia è di trovare un metodo di insegnamento e delle condizioni educative vitali, attraverso una lettura della natura umana, lettura che gradualmente svela l’essenza dell’uomo e ci permette di assecondarla con tutto ciò che, dal piano di studi fino alla suddivisione dell’orario scolastico, viene inserito nell’insegnamento e nell’istruzione”.

Tratto da: Metodica dell’insegnamento ed esigenze dell’educazione, Stoccarda 1924, ed. Antroposofica, 1996, O.o. 308

Per ulteriori informazioni sulla pedagogia :

https://www.rudolfsteiner.it/it/articoli/perch-waldorf-/

Podcast: radio3 – tre soldi (percorsi di conoscenza dei giorni: 9-10-11-13 febbraio 2015)

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